A partire dal 1° luglio 2022, parte delle frequenze1 attualmente in uso dalla televisione digitale terrestre sarà ridestinata alla telefonia mobile, in particolare al 5G.

La liberazione delle frequenze sarà accompagnata da due cambiamenti importanti nel sistema di diffusione del segnale televisivo, necessari per poter offrire gli stessi canali con una disponibilità inferiore di frequenze.

La transizione si articolerà in due fasi:2

  • un periodo transitorio tra il 1° settembre 2021 e il 20 giugno 2022, durante il quale sarà disposto il cambio del formato di codifica video dei canali tv (da MPEG-2 a H.264 o superiore);

  • il passaggio definitivo al sistema di trasmissione DVB-T2 tra il 21 e il 30 giugno 2022.

Si tratta di due modifiche di portate ben diverse, e come vedremo si stima che solo la seconda richiederà a un numero rilevante di famiglie di acquistare un decoder o una tv nel 2022. Porterà invece benefici in termini di qualità del servizio, tra cui una maggiore diffusione dei canali HD e la possibilità di inserire canali UHD/4K.

⚠️ Chi sostiene che dal 2021 o 2022 sarà necessario cambiare tutti i decoder o tutte le tv diffonde informazioni errate che non trovano riscontro nella realtà.

Vediamo più nello specifico che cosa comporteranno le due transizioni.

Il periodo transitorio (2021-2022)

In questo periodo avverrà il cambio del formato di compressione video dei canali tv. Si passerà dall’attuale MPEG-2 al formato di codifica H.264 (chiamato anche AVC o MPEG-4 Part 10).

Si tratta di un formato già molto diffuso, standardizzato nel 2003 e già supportato dalla stragrande maggioranza delle tv nelle case italiane. Tutte le tv vendute nell’ultima decina di anni supportano H.264. Inoltre, i canali in HD sul digitale terrestre trasmettono già ora in H.264 (ad esempio i canali tra le LCN 501 e 507), per cui chi riesce a vedere almeno un canale HD ora non avrà problemi.

H.264 consente di trasmettere con la stessa qualità di MPEG-2 (il vecchio formato) utilizzando circa la metà della capacità trasmissiva.

Secondo una stima di Auditel/FUB, in uno scenario di ricambio naturale delle tv, a settembre 2021 solo il 5,5% delle famiglie si troverà nella situazione di non poter vedere canali in H.264, mentre con gli incentivi economici la percentuale tenderà a zero.3

Il passaggio a H.264 avverrà in momenti diversi per le tv nazionali e locali:

  • tv nazionali (Rai, Mediaset, La7, ecc.): contemporaneamente il 1° settembre 2021;

  • tv locali: in periodi diversi a seconda dell’area geografica, come da tabella 4 a pagina 19 qua.

E il formato HEVC?

Il formato H.265 o HEVC permette di ottenere la stessa qualità di H.264 utilizzando circa il 50% dei dati. È tuttavia ancora scarsamente diffuso sulle tv (nonostante l’obbligo sulle nuove vendite) e non è quindi stato disposto l’obbligo di utilizzarlo.

👉 Le singole emittenti potranno scegliere di adottare HEVC se lo riterranno opportuno, a partire da settembre 2021 (fanno eccezione alcuni canali Rai, per cui c’è l’obbligo di usare H.264). Nel momento in cui questo articolo è stato aggiornato, non c’è alcuna certezza sull’eventuale uso di HEVC.

Il passaggio a DVB-T2 (giugno 2022)

Nell’ultima settimana di giugno 2022 è disposto il passaggio definitivo allo standard di trasmissione DVB-T2. Attualmente è invece in uso DVB-T, che risale al 1997 e sta diventando obsoleto.

A parità di frequenze, DVB-T2 permette di avere una maggiore capacità tramissiva (e va considerato che ci sarà una riduzione delle frequenze disponibili). Consentirà ad esempio di trasmettere più canali in HD (senza le versioni SD) e di inserire anche canali UHD/4K, ipotesi che ad esempio la Rai sta studiando.

Tutte le tv in vendita in Italia dal 1° gennaio 2017 supportano obbligatoriamente DVB-T2 e il formato di codifica HEVC Main 10 (D.L. 192 / 2014).

Per le tv vendute prima del 2017 la situazione potrebbe essere diversa, ed è quindi opportuno verificare le specifiche del modello.

👉 Entro il 2019 sarà trasmesso sui canali 100 e 200 del digitale terrestre (DVB-T) un “cartello” codificato in HEVC Main 10. Chi riceverà questo canale sarà già pronto per la transizione del 2022.

Secondo un’indagine Auditel/FUB, a settembre 2021 (quindi 10 mesi prima della transizione) la percentuale di famiglie senza possibilità di ricevere il DVB-T2 sarà del 48,4% nello scenario di ricambio naturale, oppure del 29,9% considerando gli incentivi economici.3

Chi non si adeguerà in tempo dovrà acquistare un decoder per poter continuare a ricevere il segnale (il costo base di un decoder è di circa 30 €).

⚠️ È facoltà delle singole emittenti anticipare la transizione al DVB-T2 al periodo transitorio, quindi tra il 1° settembre 2021 e giugno 2022. Queste iniziative dovranno essere opportunamente comunicate agli utenti (D.M. 19 giugno 2019, art. 6, comma 5).

👉 Le emittenti potranno anche decidere di adottare il formato di codifica HEVC, sempre nello stesso periodo.

Per quanto riguarda la Rai, gli scenari in considerazione sono illustrati nell’immagine seguente, e prevedono diverse combinazioni di DVB-T e DVB-T2 con relativi vantaggi e svantaggi. Si ipotizzano: l’aumento del numero di canali in HD, la rimozione dei canali SD e l’inserimento di un canale UHD/4K. Non è invece ancora chiaro se sarà necessario l’uso di HEVC.

Fonte: Digital Forum

Gli incentivi per l’acquisto di decoder e tv

A partire dal 18 dicembre 2019, le famiglie residenti in Italia possono chiedere uno sconto di 50 € all’acquisto di un nuovo decoder o tv idoneo alla ricezione del segnale DVB-T2 e del formato HEVC Main 10.

L’incentivo viene erogato alle famiglie con ISEE (indicatore della situazione economica) inferiore a 20.000 €. In fase di acquisto è necessario presentare, oltre a codice fiscale e documento d’identità, un’autocertificazione di possedere ISEE inferiore a 20.000 €.

Il venditore verificherà che l’acquisto sia idoneo per lo sconto (cioè che non sia già stato fruito, che ci siano ancora fondi disponibili, e che il dispositivo da acquistare sia idoneo), e applicherà lo sconto sul prezzo di vendità IVA inclusa.

Si stima che i fondi attualmente stanziati saranno sufficienti per tre milioni di famiglie.

Per maggiori dettagli sul contributo si rimanda alla pagina ufficiale del MiSE, dove è anche possibile consultare la lista dei prodotti idonei.