Open Fiber è un’azienda nata a dicembre 2015 con l’obiettivo di realizzare reti FTTH sul territorio italiano. Fino al 2021 era partecipata al 50% da Enel e al 50% da Cassa Depositi e Prestiti (CDP), la società a controllo pubblico che finanzia opere e infrastrutture. Da quando Enel è uscita dal progetto CDP detiene il 60% della società mentre il restante 40% fa capo al fondo di investimento australiano Macquarie.1

Open Fiber è un operatore wholesale-only, e cioè di vendità all’ingrosso. Per poter attivare una linea Internet su rete Open Fiber bisogna quindi rivolgersi a un operatore al dettaglio, come Vodafone, Tiscali, Wind Tre, Fastweb, ecc.

L’infrastruttura FTTH è realizzata con la tecnologia GPON, che consente di fornire connessioni con velocità anche di 1 Gbps in download. La velocità offerta (nominale ed effettiva) dipende però dall’operatore scelto.

Le attività di Open Fiber sono finanziate sia con investimenti propri che con fondi pubblici. Nel primo caso si tratta di copertura delle aree considerate remunerative (grandi città), mentre nel secondo caso prevalentemente di “aree bianche”, cioè zone a fallimento di mercato dove la banda larga non è presente.

Se stai cercando informazioni sulla rete pubblica realizzata per Infratel nell’ambito del piano BUL aree bianche, leggi la sezione “Finanziamenti pubblici e aree bianche”.

Copertura delle città

Il piano originale di Open Fiber prevedeva di coprire in FTTH circa 270 città entro il 2023, con un investimento stimato di circa 6,5 miliardi di euro.23

A maggio 2020 Open Fiber ha aggiornato il piano estendendolo ad altre 1,1 milioni di abitazioni nelle cosiddette aree grigie, cioè città più piccole dove però si concentra la maggior parte delle aziende italiane.4

A fine 2021 il piano industriale è stato ulteriormente aggiornato e prevede ora investimenti per raggiungere 24 milioni di unità immobiliari grazie a 11 miliardi di euro di investimenti.5

La lista completa delle città pianificate non è pubblica, ma le città in cui la rete è in realizzazione vengono inserite sul sito ufficiale di Open Fiber.

La rete Metroweb

Open Fiber ha incorporato alla sua nascita la rete di Metroweb, realizzata con il sostegno di Fastweb a partire dagli anni 2000 a Milano e in poche altre città italiane. Fastweb ha conservato la possibilità di vendere la ex rete Metroweb, e nel 2019 ha annunciato di voler estendere la copertura ad altre città Open Fiber.

Lavori di copertura

La copertura FTTH prevede l’installazione di un PTE (Punto di Terminazione di Edificio), una scatola che viene montata nel locale contatori del palazzo o su una parete esterna dell’edificio.

Nel caso di un condominio, Open Fiber chiederà l’autorizzazione per procedere all’amministratore, che però per legge non può opporsi (vedi nota).6

Foglio di carta appeso con il logo Open Fiber, che dice "Arriva OpEn Fiber"
Avviso che anticipa l’intervento di Open Fiber in un condominio
Scatola di un PTE con l'etichetta Open Fiber
PTE Open Fiber. Grazie a Edoardo M. per la foto
Tre scatole di ROE/PTE attaccate al muro di una casa
ROE Flash Fiber (in alto) e doppio PTE Open Fiber. Grazie a Luca Z. per la foto

Operatori disponibili

La rete Open Fiber è ad “accesso aperto”, e cioè resa disponibile a tutti gli operatori, che possono quindi utilizzarla per vendere connessioni a Internet alla velocità che preferiscono.

Gli operatori disponibili dipendono da città a città, e sono indicati più precisamente sul sito ufficiale. Sono in genere presenti alcuni operatori nazionali (Vodafone, Wind Tre, Tiscali, ecc.), e a volte altri operatori locali.

Tecnologia

La rete FTTH di Open Fiber è realizzata esclusivamente utilizzando la tecnologia GPON, che ha la peculiarità di non richiedere elementi di rete attivi (alimentati) tra la centrale e l’abitazione del cliente.

I dettagli della rete Open Fiber sono illustrati nell’apposita sezione nella pagina Cos’è e come funziona la GPON.

Finanziamenti pubblici e aree bianche

Nell’ambito del piano BUL aree bianche, Open Fiber ha vinto tre gare pubbliche per la realizzazione di infrastrutture a banda ultralarga nelle aree svantaggiate del Paese. Queste aree sono le cosiddette “aree bianche”, o a fallimento di mercato, e sono quelle in cui è presente solo l’ADSL o una tecnologia inferiore. Rappresentano circa il 25% della popolazione italiana.

L’offerta di Open Fiber è di molto superiore a quanto richiesto dai bandi, e prevede di coprire circa il 75% delle aree bianche in FTTH, e il restante in FWA (Fixed Wireless Access).

Requisiti minimi di velocità

La velocità di accesso che deve essere garantita secondo i bandi è di 100 Mbps nel caso di FTTH e 30 Mbps nel caso di FWA.

Le tecnologie utilizzate da Open Fiber sono quindi calibrate per garantire queste prestazioni. Ad esempio, per la FTTH è stata scelta la GPON con un fattore di splitting 1:16, che a differenza di quanto avviene nelle aree nere e grigie riesce ad offrire circa 150 Mbps per linea, anche in caso di contemporaneità.

La FTTH Open Fiber viene offerta agli operatori in due profili: 100 Mbps oppure 1 Gbps best-effort.

La rete realizzata è di proprietà pubblica, ma è data in gestione a Open Fiber con una concessione rinnovabile di 20 anni.

Nelle aree in cui è presente la rete pubblica si trovano sulla strada numerosi pozzetti con la scritta “#BUL rete pubblica”, come nella foto seguente.

Chiusino di un pozzetto, con la scritta BUL rete pubblica
Pozzetto realizzato da Open Fiber in un’area bianca coperta in FTTH
Per approfondire i temi di questa sezione: